Città di Castello (mercoledì, 11 giugno 2025) — Una bidella era morta a seguito di ingerimento di un insaccato, è ufficialmente finito a giudizio il produttore del prodotto alimentare.
di Giuseppe Patti
Un imprenditore della provincia di Arezzo è stato rinviato a giudizio con l’accusa di omicidio colposo in relazione alla morte di una donna di 63 anni, originaria della Campania ma residente a San Leo Bastia. La donna, secondo le indagini, è deceduta nel marzo 2024 a causa di una grave infezione da listeria monocytogenes, contratta dopo aver consumato un salume acquistato in un negozio alimentare di Trestina. Il prodotto incriminato risultava essere stato realizzato proprio dall’azienda agricola riconducibile all’imputato.
Dopo aver ingerito l’insaccato, la 63enne aveva accusato forti dolori addominali e vomito, venendo trasportata d’urgenza all’ospedale di Città di Castello, dove è rimasta ricoverata per circa venti giorni prima del decesso. Anche il marito e il figlio, che avevano assaggiato il salume, avevano riportato sintomi lievi. La Procura di Perugia, insieme all’Asl e ai Carabinieri del Nas, ha ricostruito la vicenda risalendo al punto vendita e rintracciando lo scontrino d’acquisto. Il lotto coinvolto è stato identificato e circa 100 chili di prodotto sono stati ritirati dal mercato.
Le analisi dell’istituto zooprofilattico e una consulenza tecnica della Procura hanno confermato un nesso diretto tra il consumo del salume contaminato e la morte della donna. La famiglia della vittima si è costituita parte civile, mentre la difesa dell’imprenditore contesta l’accusa, sostenendo l’assenza di una correlazione certa tra il decesso e il consumo dell’alimento.
Last modified: Giugno 11, 2025


