Perugia (lunedì, 1 dicembre 2025) — La banca chiedeva un risarcimento da 68mila euro, ma in realtà il debito era inferiore a 700 euro, quindi la decisione del Tribunale di Perugia è stata quella di revocare il decreto ingiuntivo nei confronti della persona interessata.
di Giuseppe Patti
Una recente decisione del Tribunale di Perugia ha profondamente ridimensionato le pretese di un istituto di credito nei confronti di una società e dei tre fideiussori che la affiancavano. Il giudice, infatti, ha accertato che a fronte di una richiesta di oltre 67mila euro, il debito reale ammontava a poco più di 625 euro, imponendo inoltre alla banca il pagamento delle spese legali. I debitori, rappresentati dall’avvocato Daniele Fantini, avevano deciso di opporsi al decreto ingiuntivo emesso nel 2016 e successivamente ceduto a una società specializzata nel recupero crediti.
La vicenda ha origine da un rapporto di conto corrente aperto nel 1998 e rinnovato nel 2013. Gli opponenti avevano sollevato numerose contestazioni: dalla presunta invalidità della firma sul contratto di rinnovazione alla nullità delle fideiussioni, fino alla richiesta di restituzione di varie voci di addebito ritenute illegittime, tra cui commissioni e interessi non pattuiti. Nel corso del procedimento, il Tribunale aveva già chiarito che il rinnovo del 2013 era stato regolarmente sottoscritto e che la società cessionaria era legittimata a proseguire la causa.
Determinante, però, è risultata la perizia tecnica. La documentazione contabile completa, disponibile solo dal 2012 alla chiusura del conto nel 2014, non permetteva di provare il saldo precedente: perciò il giudice lo ha considerato pari a zero. L’analisi ha inoltre evidenziato l’assenza di giustificazione contrattuale per diverse commissioni, poi eliminate dal calcolo.
Rivalutato l’intero rapporto, il debito residuo è stato fissato a 625,39 euro. Di conseguenza, il decreto ingiuntivo è stato revocato e la banca condannata a rifondere le spese di causa.
Last modified: Dicembre 1, 2025


