Foligno (venerdì, 27 giugno 2025) — Era stata licenziata per una sorta di ritorsione, vince la causa e adesso il datore di lavoro sarà costretto ad assumerla nuovamente.
di Giuseppe Patti
Una recente sentenza della Corte d’Appello di Perugia ha riacceso il dibattito sui diritti dei lavoratori: il licenziamento di una dipendente da parte della Spa Energia è stato dichiarato nullo, in quanto motivato da finalità ritorsive. L’azienda è stata condannata non solo a reintegrare la lavoratrice, ma anche a versarle tutti gli stipendi arretrati e i contributi previdenziali non versati.
La vicenda riguarda una professionista con laurea in Economia e Marketing, assunta nel 2010 nella sede di Foligno. Dopo aver ricevuto avanzamenti contrattuali fino al secondo livello, nel 2022 si era trasferita nella filiale di Pescara in seguito al matrimonio con un agente della stessa azienda. Nel marzo 2023, le dimissioni del marito hanno suscitato la reazione del presidente della Spa, che avrebbe espresso minacce verbali. Poco dopo, la donna è stata demansionata e infine licenziata, accusata di aver condiviso informazioni aziendali con il coniuge.
In un primo momento, il Tribunale di Spoleto aveva respinto il ricorso della dipendente. Tuttavia, grazie all’intervento dell’avvocato Siro Centofanti, la Corte d’Appello ha ribaltato la decisione, riconoscendo il licenziamento come ritorsione indiretta. I giudici hanno ritenuto le accuse infondate e applicato la tutela piena: reintegro o, in alternativa, 15 mensilità di indennizzo, per un esborso complessivo di circa 140.000 euro, più le spese legali.
La sentenza riafferma il principio di tutela effettiva contro licenziamenti discriminatori, anche alla luce delle riforme Fornero e Jobs Act.
Last modified: Giugno 27, 2025


